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Politica comune della pesca

Gestire una risorsa comune

Le risorse ittiche costituiscono una risorsa naturale, rinnovabile e mobile, la cui riproduzione e i cui spostamenti sfuggono al nostro controllo. Si tratta di una risorsa che fa parte del patrimonio comune. Per mantenere l'attività alieutica ad un livello soddisfacente occorrono degli stock sani, il che presuppone un ambiente marino sano. Pesca e acquacoltura sono sue delle principali utilizzazioni del mare, che non solo procurano un cibo sano e appetitoso, ma creano posti di lavoro oltremodo necessari nelle zone costiere e favoriscono la prosperità sociale ed economica delle regioni dell'Unione europea che dipendono dalla pesca. Tuttavia, tali attività devono essere regolamentate attraverso la cooperazione internazionale, in modo da proteggere gli ecosistemi marini e consentire il costante ripopolamento degli stock. Occorrono norme per impedire che alcuni sfruttino in modo eccessivo tali risorse a detrimento di tutti.

Perché è stata istituita la politica comune della pesca?
La politica comune della pesca (PCP) è lo strumento che l'Unione europea adopera per gestire il settore della pesca e dell'acquacoltura. È stata creata per gestire una risorsa comune e per adempiere gli obblighi sanciti nei trattati istitutivi dell'allora Comunità europea. I pesci - risorsa naturale e mobile - sono considerati patrimonio comune. I trattati che hanno istituito la Comunità europea raccomandavano inoltre l'adozione di una politica comune in questo campo, ossia di una normativa comune definita a livello comunitario e attuata in tutti gli Stati membri.

Le prime misure comuni
Le prime misure comuni nel settore della pesca risalgono al 1970. Si trattava di norme che disciplinavano l'accesso ai fondali di pesca, ai mercati e alle strutture. Si convenne che, in linea di massima, i pescatori dell'Unione europea avrebbero goduto di uguali possibilità di accesso alle acque territoriali degli Stati membri. Nondimeno, per consentire ai piccoli pescherecci di continuare ad operare in prossimità dei porti di provenienza, una fascia costiera è stata riservata alla pesca locale tradizionalmente praticata da pescatori della zona. Ulteriori misure hanno avuto per oggetto la creazione di un mercato comune dei prodotti della pesca. Parallelamente è stata elaborata una politica strutturale, destinata a coordinare l'ammodernamento delle navi da pesca e delle attrezzature a terra. Tutte queste misure hanno acquisito maggiore rilevanza allorché, nel 1976, gli Stati membri hanno aderito alla prassi internazionale di estendere i loro diritti sulle risorse marine da 12 a 200 miglia dalla costa. Essi hanno allora delegato all'Unione europea il compito di gestire le attività di pesca nelle acque soggette alla loro giurisdizione e di difendere i loro interessi in occasione di negoziati internazionali. Dopo anni di laboriosa gestazione, la PCP ha visto la luce nel 1983.

La PCP oggi
La politica comune della pesca deve assicurare uno sfruttamento di risorse acquatiche vive che favorisca condizioni economiche, ambientali e sociali sostenibili. A tal fine, la Comunità applica un approccio di tipo precauzionale in base al quale vengono promosse misure atte a proteggere e conservare le risorse acquatiche vive, a provvedere al loro sfruttamento sostenibile e a rendere minimo l'impatto della pesca sugli ecosistemi marini. Mira ad attuare in modo progressivo l'approccio "ecosistema" ai fini della gestione della pesca e a contribuire allo svolgimento di attività di pesca efficienti nell'ambito di un'industria della pesca e dell'acquacoltura economicamente redditizia e competitiva, garantendo un livello di vita dignitoso a quanti dipendono dalla pesca e tenendo conto degli interessi de consumatori. Sono state concordate misure comuni nei seguenti settori:

  • Conservazione e limitazione dell'impatto della pesca sull'ambiente : per proteggere le risorse ittiche, regolamentando le quantità di pesce catturato in mare e garantendo la riproduzione del novellame nonché il rispetto delle norme.
  • Strutture: e gestione della flotta - onde aiutare i settori della pesca e dell'acquacoltura ad adeguare le infrastrutture e le loro organizzazioni ai vincoli imposti dalla scarsità delle risorse e dal mercato; sono previste inoltre misure intese al raggiungimento dell'equilibrio fra lo sforzo di pesca e le risorse ittiche disponibili;
  • Mercati : al fine di mantenere un'organizzazione comune di mercato per i prodotti ittici e adeguare l'offerta alla domanda, a vantaggio tanto dei produttori quanto dei consumatori;
  • Relazioni con i paesi terzi per concludere accordi di partenariato per la pesca e condurre negoziati a livello internazionale, nell'ambito delle organizzazioni regionali e internazionali, al fine di stabilire misure comuni di conservazione per l'attività in alto mare.

Conservazione e ambiente
Gli stock ittici hanno bisogno di rinnovarsi per compensare la mortalità dovuta a cause naturali, alla pesca o ad altri fattori. Affinché un numero sufficiente di pesci giungano a maturità per poter riprodursi, occorre lasciare in vita il novellame. La PCP fissa i quantitativi massimi di pesci che possono essere catturati annualmente per consentire il ripopolamento degli stock. La PCP deve interessarsi alla dimensione biologica, economica e sociale della pesca. Sulla base di studi scientifici relativi ai principali stock, il Consiglio dei ministri decide quante tonnellate di pesce saranno complessivamente autorizzati a catturare i pescatori dell'UE nell'anno successivo. Queste quantità massime, denominate "totale ammissibile di catture" (TAC) ), vengono poi ripartite tra gli Stati membri. La parte che spetta a ciascuno Stato membro è chiamata "quota nazionale".
Per limitare la cattura dei pesci giovani, affinché possano crescere e riprodursi, è stata adottata una serie di norme tecniche, tra cui la fissazione di dimensioni minime delle maglie delle reti, la creazione di apposite riserve per la protezione degli stock, il divieto di utilizzare certi attrezzi da pesca e, viceversa, l'obbligo di impiegare tecniche più «selettive», che lascino in libertà il novellame e limitino la cattura di altre specie. Vengono stabilite le taglie minime dei pesci, al di sotto delle quali gli sbarchi sono illegali. Catture e sbarchi devono essere registrati in appositi giornali di bordo.
La riforma della PCP del 2002 ha individuato nella limitazione dello sforzo di pesca insieme alla limitazione delle catture (TAC) e alle misure tecniche i principali interventi cui ricorrere ai fini della gestione della pesca. La riforma, inoltre, ha favorito l'adozione di un approccio a lungo termine per la gestione della pesca, che comprende l'elaborazione di piani di ricostituzione pluriennali per gli stock depauperati (oltre limiti biologici sicuri) e di piani di gestione pluriennali per gli altri stock.
La Commissione europea ha lanciato un piano d'azione per garantire l'integrazione nella PCP dei criteri di protezione ambientale.
Le catture accidentali e i rigetti incidono negativamente sull'ecosistema marino. Il novellame e le specie vulnerabili, quali delfini, squali e uccelli marini, sono particolarmente colpiti dalle attività di pesca. Per affrontare questi problemi, la Commissione ha elaborato misure intese a promuovere la protezione delle specie vulnerabili. Sono state proposte misure volte a garantire la salvaguardia degli squali, fra cui il divieto di "finning" (taglio delle pinne) - che comporta il taglio delle pinne e il rigetto delle carcasse - degli squali nelle acque comunitarie, e a ridurre le catture accidentali.
La Commissione chiede inoltre l'introduzione di attrezzi di pesca più selettivi, quali reti con maglie più larghe o dotate di pannelli a maglie quadrate, di restrizioni sulla pesca per proteggere il novellame, le specie sensibili non bersaglio e gli habitat, la previsione di dimensioni minime di sbarco conformemente alla selettività dell'attrezzo di cui trattasi, la realizzazione di "esperimenti di divieto di effettuare rigetti" nell'ambito dei quali campioni rappresentativi di pescherecci verrebbero incoraggiati, attraverso incentivi economici, a trattenere l'intera cattura, e la concessione di incentivi economici per favorire l'adozione di pratiche di pesca più selettive.

Strutture e gestione della flotta
La politica strutturale dell'UE aiuta il settore alieutico ad adeguarsi alle necessità attuali. Vengono erogati finanziamenti a titolo dello Strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP) per progetti in tutti i rami della pesca e dell'acquacoltura, nonché per misure atte a promuovere nuovi sbocchi di mercato. In particolare, possono essere sovvenzionate iniziative volte ad ammodernare la flotta peschereccia o a ridurre la capacità di pesca. Le principali misure cofinanziate a titolo dello SFOP sono le seguenti:

  • Adeguamento dello sforzo di pesca e fermo temporaneo delle attività di pesca
  • Ammodernamento della flotta
  • Piccola pesca costiera
  • Fermo temporaneo delle attività di pesca
  • Misure socioeconomiche
  • Sostegno all'acquacoltura, alla trasformazione, alla commercializzazione e alle attrezzature portuali
  • Misure collettive adottate dal comparto pesca

Lo SFOP riguarda il periodo 2000-2006 e sarà sostituito dal Fondo europeo per la pesca (FEP) che coprirà il periodo 2007-2013. Per quanto riguarda la gestione della flotta, la riforma della PCP del 2002 ha introdotto un sistema più semplice atto a limitare la capacità di pesca della flotta comunitaria per raggiungere un migliore equilibrio con le risorse disponibili. Esso sostituisce il vecchio sistema dei programmi di orientamento pluriennali (POP) che si è rivelato inefficace ai fini della gestione della sovraccapacità della flotta comunitaria. Il nuovo sistema attribuisce maggiore responsabilità agli Stati membri nel conseguimento di un migliore equilibrio fra la capacità di pesca della loro flotta e le risorse disponibili. I livelli di riferimento sono basati sui livelli dei POP stabiliti al 31 dicembre 2002. Verranno ridotti automaticamente e in via definitiva ogniqualvolta la capacità sia ritirata grazie agli aiuti pubblici (se un peschereccio viene ritirato grazie agli aiuti pubblici i livelli di riferimento verranno ridotti di una capacità equivalente). Inoltre, ogni introduzione di nuovi pescherecci nella flotta sarà controbilanciata dal ritiro di una capacità almeno equivalente.

Organizzazione comune del mercato
Questa politica faceva parte del primo pacchetto di misure comuni. L'intento era quello di creare un mercato comune dei prodotti della pesca e di adeguare la produzione alla domanda, nell'interesse sia dei produttori che dei consumatori. A questi obiettivi originari si sono poi aggiunte la creazione del mercato unico europeo e la graduale apertura al commercio mondiale. L'organizzazione comune del mercato comprende quattro elementi:

  • norme comuni di commercializzazione dei prodotti alieutici freschi per quanto riguarda la qualità, l'imballaggio e l'etichettatura dei prodotti ittici sia comunitari che importati;
  • organizzazioni di produttori (OP), che sono associazioni di pescatori costituite su base volontaria per contribuire alla stabilità dei mercati. Esse tutelano i pescatori contro improvvisi cambiamenti nella domanda del mercato;
  • un sistema di sostegno dei prezzi che fissa prezzi minimi per la vendita dei prodotti ittici. Le OP ricevono il sostegno finanziario qualora debbano ritirare pesci, molluschi e crostacei dal mercato, debbano conservarli per utilizzarli successivamente o trasformarli;
  • regole per gli scambi con i paesi terzi.

Lo scopo è pervenire a un equilibrio tra le esigenze del mercato comunitario e gli interessi dei pescatori dell'Unione europea e garantire il rispetto delle regole sulla concorrenza leale.

Relazioni con i paesi terzi
Gli accordi di pesca, bilaterali o multilaterali, sono diventati necessari quando, in seguito all'estensione delle zone di pesca, i pescherecci comunitari d'alto mare hanno perso la possibilità di accedere ai fondali di pesca abituali. Si è quindi dovuto negoziare con numerosi paesi terzi il ripristino dei diritti di tali pescherecci, in contropartita di varie concessioni, corrispondenti agli interessi dei paesi in questione. Nel quadro della riforma della PCP del 2002, la Comunità ha previsto il passaggio dagli accordi di accesso agli "accordi di partenariato", al fine di contribuire allo sviluppo di una pesca responsabile nell'interesse reciproco delle parti in causa. Gli accordi prevedono la corresponsione di una contropartita finanziaria per l'accesso alle risorse ittiche conferito ai pescherecci comunitari nelle acque che si trovano nella giurisdizione di un paese terzo costiero. Si ritiene sia necessario ampliare la portata del contributo finanziario comunitario. Esso riguarda principalmente le spese inerenti alla gestione, alla valutazione scientifica degli stock di pesce, alla gestione, al controllo e alla sorveglianza delle attività di pesca, nonché le spese relative al monitoraggio e alla valutazione dell'accordo. In futuro, il contributo sarà giustificato dall'interesse reciproco delle due parti a promuovere una politica della pesca sostenibile e non si limiterà a pagare i diritti di accesso a risorse ittiche. Il contributo finanziario comunitario va considerato come un investimento inteso a incoraggiare una gestione responsabile e razionale della pesca. La Comunità è attiva anche nell'ambito di organizzazioni internazionali e di organizzazioni di pesca regionali, intesi a razionalizzare le attività di pesca.

Controllo
I regolamenti per il settore della pesca sono necessari per proteggere gli stock di pesce e garantire il futuro del comparto. Il mancato rispetto delle misure di regolamentazione provocherebbe sovrasfruttamento e danni agli stock commerciali e, in ultima analisi, andrebbe a detrimento dell'intero settore. Il controllo dei regolamenti è pertanto di primaria importanza ai fini di un'efficace gestione della pesca e svolge un ruolo centrale per favorire il rispetto delle norme, scoraggiando le frodi e assicurando una pesca sostenibile. Compete alle autorità degli Stati membri garantire il rispetto delle disposizioni della PCP. Dal canto suo, l'Unione europea dispone di un ispettorato composto di 30 ispettori, la cui funzione è di verificare che le autorità di controllo nazionali operino in modo imparziale, applicando ovunque le stesse norme e attenendosi a criteri oggettivi. Nel quadro della riforma della PCP del 2002, si è deciso di rafforzare il controllo mediante la creazione di un'Agenzia comunitaria di controllo della pesca L'Agenzia migliorerà l'uniformità e l'efficacia delle misure di attuazione raggruppando gli strumenti comunitari e nazionali di controllo della pesca, monitorando le risorse e coordinando le attività di attuazione. Questo coordinamento di tipo operativo contribuirà ad affrontare le carenze a livello di attuazione delle norme derivanti dalle disparità in termini di mezzi e priorità dei sistemi di controllo degli Stati membri.

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Oggi, sabato 04 settembre 2010






 
 
Progetto realizzato con il contributo della U.E. fondo S.F.O.P.
2000-2006 Euroidee srl, POR Calabria 2000-2006
Bando SFOP misura 4.21.C
Ministero delle politiche agricole e forestali
Ministero delle
politiche agricole
e forestali
Regione Calabria
Regione Calabria
Dip. Agricoltura
Caccia e Pesca
SFOP 200/2006
SFOP
2000/2006
Unione Europea
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